Racconto a quattro mani
scritto insieme a Giusy Vanella,
conosciuta in Splinder con il nick di happysummer.
Qualche ora dopo la sveglia suona, cerco di riprendermi, ma il sonno è troppo forte, al punto che dopo aver staccato la suoneria della sveglia riprendo sonno immediatamente e mi ritrovo a sognare.
È tutto buio intorno, è come se fossi in un sogno senza sogni, come chiuso in una bolla d’aria dove non c’è nulla, mi guardo intorno e l’oscurità è sovrana e più mi giro intorno e più il nero diventa ancora più nero, come un catrame su cui si adagiano altri strati di catrame.Galleggio in un posto senza dimensioni, senza spazio ne tempo, quando ad un certo punto vedo da lontano come una presenza.
Mi avvicino lentamente, vedo che è girata di spalle, cerco di chiamarla: “Ehi!” Ma non mi risponde, non mi sente! Mi avvicino di più.
Quando sono giunto vicinissimo, la chiamo ancora: “Ehi!”, poi cerco di girarle intorno ma in qualunque verso io giri la vedo sempre di spalle.
Provo in tutti i modi di farmi sentire o vedere, ma questa presenza non mi sente. Disperato chiudo gli occhi e penso intensamente. “Ti prego girati! Dimmi chi sei”
Riapro gli occhi e vedo che adesso posso vedere questa presenza di fianco: è una donna e ne riconosco chiaramente il profilo. Riprovo a chiamarla dolcemente: “Ciao! Chi sei?”
Il nero si dirada e con esso la nebbia che mi intasa il cervello, apro gli occhi di scatto e…
Non c’è più il bianco accecante. C’è luce, sì, tanta luce, ma è dolce, tenera, mi scalda e placa la mia ansia. Un rumore spezza la sensazione di benessere, mi giro e vedo un uomo, ma non è mio marito, è uno sconosciuto, dall’espressione perplessa che si guarda di qua e di là come cercasse qualcuno o qualcosa. “C’è qualcuno?”.
Certo che c’è qualcuno, ci sono io! È forse cieco? No, si muove con troppa sicurezza anche se i suoi occhi mi trapassano, mi guarda ma sembra non vedermi,.
Forse è solo un po’ matto, però non mi fa paura.
“Che ci fai in casa mia?”, chiedo, sprofondando in una poltrona nera Le Courbusier, non ricordo quando l’ho acquistata.
Non mi risponde però è impallidito. “Sei un ladro?”, mi chiede con voce è esitante. Questa sì che è bella: va bene che sono magrolina, ma arrivare a scambiarmi con un maschio! E poi è a casa mia e chiede a me se…
…Il pensiero mi si blocca: di colpo realizzo che no, non sono a casa mia. Non solo la poltrona, tutto è diverso, e dalle finestre si vede il mare.
Quanto amo il mare, mio papà mi ci porta spesso e costruisce per me castelli di sabbia grandi e imponenti, con tante torri e il ponte levatoio e tutti gli altri bambini si avvicinano per ammirare e il mio papà dice tutto soddisfatto: “Hai visto, Pollicina? Stavolta sembra il castello di Biancaneve”
L’uomo avanza della stanza, guardingo, e viene proprio nella mia direzione. Trattengo il respiro, Ecco si avvicina e si siede comodamente sulla poltrona nera Le Courbusier, poggiando la candela su un tavolo che compare all’improvviso dal nulla, come le due poltrone. “Ciao, chi sei?” Che ci fai nel mio sogno? chiede ancora l’uomo.
(Continua...)
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