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Home » Racconti » La Vacanza a Milano » 02 La vacanza a Milano

02 La vacanza a Milano

Autore

Creato il

Mercoledì, Luglio 7, 2010 - 3:07pm
La vacanza a Milano 2
Ero andato al bar della nave e avevo chiesto del ghiaccio. Il labbro inferiore mi sanguinava ancora e non potevo credere a quello che era successo. Quell'animale del suo fidanzato o compagno o di quel tizio che stava con lei, mi aveva dato un destro micidiale ed era successo all'improvviso, in un solo attimo; in un solo secondo, mi aveva colpito quando meno me l'aspettavo. Inutile dire che tremavo ancora per lo spavento e la rabbia. Avrei voluto reagire ma penso che era stato meglio che non l'avevo fatto. In cuor mio speravo solo che non avessi mai più rivisto quella gente nemmeno in cartolina. Al barman avevo detto che ero inciampato e avevo poi preso posto su un sedile della nave. Dopo poco avevo sentito una coppia discutere abbastanza animatamente tanto che tutti i passeggeri della nave si erano rivolti verso di loro. Non io, io avevo avuto già la mia "cresima" di prima mattina e non mi interessava impicciarmi. La discussione tra quei due si era protratta a lungo, tanto che alcuni marinai avevano intimato la coppia ad uscire fuori e la tranquillità era ritornata nella nave. Anche il mio labbro aveva smesso di sanguinare. Lo sentivo gonfio e se lo era per davvero, magari al mio arrivo a Milano sarei andato in una farmacia a farmi prescrivere qualche cosa. Un leggerissimo languorino si stava apprestando a prendere possesso del mio stomaco perché non avevo fatto colazione. Mi ero diretto verso i bagni per liberarmi del fazzoletto con il ghiaccio che avevo ancora in mano dopodiché mi ero recato al bar. Avevo preso qualche cosa, penso che avevo preso dei biscotti che nel gergo vengono definiti "asciutti" perché sono semplici e non hanno creme, marmellate o altri contenuti strani. Mi apprestavo ad aprire l'involucro mentre mi dirigevo verso il piano superiore della nave perché quel giorno avevo voglia di fare due passi. Avevo girato l'angolo e imboccato la rampa delle scale continuando a guardare il pacchetto che ero intento ad aprire, quando qualcuno mi finì addosso facendomi cadere tutti i biscotti non so dove. La mia testa sul suo petto tra le sue grazie, le sua mani sul mio petto mantenendosi addosso a me. Avevo perso l'equilibro ed ero caduto all'indietro e lei con me, su di me, addosso a me, quasi a cavalcioni. Ancora lei. Inutile dire che ero come Superman sotto l'effetto della Kriptonite e non riuscivo a dire nulla. -Ancora lei, si è fatto male?- Mi aveva domandato mentre con la destra si aggiustava i capelli sciolti del suo lato sinistro. -Sembra che quest'oggi io sia la sua dannazione!- Mi aveva sorriso e avevo ricambiato. Poi aveva aggiunto -Mi dispiace per quello che è successo, davvero non so come scusarmi! Le fa ancora male il labbro?- rispondevo con delle semplici "eh" ad ogni cosa ma lei aveva ripreso a parlare ancora a cavalcioni su di me -Adesso le ho anche rovinato la colazione! Come potrò mai farmi perdonare?- Meglio non dire cosa mi era passato per la testa perché era un immagine per niente casta quindi non avevo risposto e lei continuava a starmi addosso e andava avanti a parlare. -Sono stata antipatica questa mattina, poi è stato picchiato e ora le ho rovinato anche la colazione!- Si era sollevata restando inginocchiata ancora addosso a me. Aveva una maglia di lana rossa e una gonna nera e aveva afferrato l'elastico per sistemarsi i capelli. La situazione era imbarazzante e procurava effetti che non voglio puntualizzare, ma che erano molto molto evidenti. Forse se ne era accorta e mi aveva detto -Adesso penso che mi odia anche per esserle finito addosso!- Avevo risposto di no e avrei voluto aggiungere che se lo avesse fatto altre mille volte non mi sarebbe dispiaciuto per nessuna delle mille, anzi avrei voluto che succedesse altre mille volte mille...
(Continua)

Commenti

Ritratto di sorgentediluce

Ciao Adriano del libro.
Per ora ho letto 36 pagine molto velocemente.
Hai l'arte di scrivere un libro eros senza volgarità il che lo rende molto eccitante per una donna.
ma quando lo leggerà Chopy???
ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh

kiss


Women Comments

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Ritratto di sorgentediluce

Mi sono messa gli occhialoni per leggere i tuoi post..hi..hi..
kiss


Good Morning Comments

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Ritratto di sorgentediluce

Ti ho portato una gnocca, non ha la minigonna rossa ma penso poco importa.
kiss


Sexy Girls Comments

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Ritratto di sorgentediluce

Carino l'orologio vero???
kiss
:)))))


Sexy Girls Comments

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Ritratto di sorgentediluce

Nell'immaginario anche un serpente nella grotta puo essere eccitante.
kiss


Sexy Girls Comments

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Marta, la figlia di Giuseppe, quel giorno ricevette una telefonata a casa in cui la avvisarono del ricovero in manicomio di suo padre. Rimase impietrita per un attimo dopo aver appreso la notizia, poi lasciò cadere la cornetta, afferrò il cappotto e le chiavi della macchina in fretta e furia e si precipitò verso il manicomio nell'intento di liberare suo padre da quella che credeva fosse una ingiustizia. Avrebbe chiesto spiegazioni, si sarebbe battuta per dimostrare che si era trattato di sicuro di un equivoco. Come poteva suo padre essere diventato d'improvviso pazzo? Lui che entrava tutti i giorni in anticipo al lavoro, lui che aiutava tutti a trovare i libri, lui che aveva aiutato studenti a diventare ingegneri e avvocati con i suoi suggerimenti?
Doveva essere successo qualche cosa con i colleghi, quel Carlo lo aveva già messo nei guai altre volte e Marta aveva detto tante volte a suo padre di guardarsi bene da quell'uomo, ma Giuseppe non la aveva mai ascoltata ed era finito nei guai diverse volte a causa sua.
Poi pensò che il direttore del manicomio era un suo compagno di classe con il quale aveva litigato anni addietro, quando aveva deciso di lasciare l'università per sposarsi con Ettore, il suo grande amore, che qualche anno dopo ebbe una malattia che non gli diede scampo e che lo costrinse a lasciarla sola con il piccolo Nicola di appena un anno.
Per tutti i primi anni dell'università, Giacomo, non aveva fatto altro che corteggiarla fino al giorno in cui Marta gli disse che aveva deciso di lasciare l'università per sposarsi con Ettore e da quel giorno tra Giacomo e Marta andò pian piano tutto in frantumi, persino l'amicizia che da parte di Giacomo divenne un vero e proprio odio e persecuzione.
Non esisteva giorno in cui Giacomo non tormentasse Marta, spingendosi nell'ultimo giorno persino a chiuderla a chiave nel bagno della scuola. Avrebbe dovuto essere una festa quel giorno per Marta, invece Giacomo si appostò vicino ai bagni, nel silenzio totale fece uscire tutti e serrò la porta con colla, nastro adesivo, e persino tavoli e sedie con un foglio che annunciava l'inagibilità del bagno.
Marta rimase chiusa fino al giorno successivo in bagno, quando il padre denunciò la scomparsa alla polizia, e grande fu la meraviglia quando Marta fu trovata rinchiusa nei bagni dell'università, ne parlarono tutti i giornali e Giacomo fu ricoverato per un breve periodo in manicomio.
Come è strana la sorte, proprio un pazzo adesso era il direttore del manicomio dove era stato ricoverato suo padre. E se quello fosse stata solo un'altra mossa per Giacomo di riavvicinarsi a Marta o di fargliela ancora pagare per quella scelta dettata dal cuore?
Marta parcheggiò la macchina in fretta e con passo incalzante fece ingresso nell'aula immensa dove chiese senza mezzi termini quale fosse il piano e il corridoio per raggiungere l'ufficio del direttore e appena ricevuta l'informazione si catapultò verso l'ufficio e senza bussare spalancò la porta.
"Come si permette di rinchiudere mio padre?" chiese con aria alquanto contrariata e affannata per la corsa.
Giacomo con aria a metà strada tra la meraviglia e la soddisfazione rispose: "Ohhhhh, ma guarda!… Chi non muore si rivede!.. Mi dai anche del lei?… Va bene… Visto che ci tieni… Si calmi!… O forse questo suo atteggiamento lascia immaginare che la pazzia sia una cosa di famiglia?"
Marta portò le sue mani verso il viso fermandole a metà strada, stringendo i pugni e, ponendosi quasi nella posizione di un pugile, con un lieve scatto delle mani verso il basso disse: "Se c'è un pazzo, quello sei stato tu anni fa! Io non sono pazza e nemmeno mio padre lo è. Mi spieghi dunque cosa ci fa mio padre qui!"
Il direttore del manicomio rimase un attimo in silenzio guardando le reazioni di Marta, poi disse: "Vedo che ti ricordi quello che mi hai fatto!"
Marta: "Ma guarda che sei stato tu a chiudermi in bagno!"
Giacomo: "Certo, perché tu non ti rendevi conto che quel ragazzo non era per te… Litigavate sempre e tu piangevi sempre… E poi… lo sapevano tutti che ti tradiva!"
Marta abbassò gli occhi per un attimo rispondendo. "Queste sono solo chiacchiere mai provate!"
Giacomo si sistemò sulla sedia poggiando i gomiti sulla scrivania e con mani giunte e le dita incrociate rispose: "E secondo te dove andava tutte le sere con gli amici senza mai invitarti? Perché non potevi mai andare con lui?"
Marta con aria più calma e sconfortata rispose: "D'accordo, d'accordo… Adesso lui non c'è più ed è inutile rinvangare il passato… Piuttosto vorrei capire se il ricovero di mio padre c'entra qualche cosa con me!"
Giacomo: "Sono direttore del manicomio da prima che tuo figlio venisse al mondo, se avessi voluto farlo apposta, lo avrei fatto tempo fa!?! Non ti pare?… La mia fu solo una bravata!… Ammetto di aver esagerato anche troppo!… Non è assolutamente giusto quello che ti ho fatto!… Non avrei proprio il coraggio di ferirti ancora!… …. Tuo padre… Me lo hanno mandato questa mattina dicendomi che afferma di vedere i libri volare e le persone uscire dai libri!"
Marta accolse le scuse con riserva, poi meravigliata disse: "Dici la verità su mio padre?"
Giacomo: Purtroppo si, e io non farei mai del male a tuo padre… è l'unico della tua famiglia che mi ha voluto bene!… Purtroppo!… … inoltre come si può far del male a tuo padre? Non c'è nessuno che egli non abbia aiutato! Purtroppo lui ha confermato tutto e non posso fare altro che trattenerlo!"

(continua...)

Luglio 17, 2010
Posted by dragossido