
Giuseppe guardò il medaglione dell'imperatrice nelle sue mani e quando rialzò gli occhi Carla era sparita. Giuseppe si sentì per un attimo perso, poi il medaglione si illuminò e irradiò tutta la sala di una luce talmente intensa che i raggi uscirono dalle finestre dell'ala principale, dalle finestre dei lunghi corridoi, dalle finestre dei piani superiori e persino dalle finestrelle del seminterrato. Giuseppe rimase incantato non tanto per la spettacolarità del fenomeno, ma per il fatto che poteva guardare quella luce così luminosa, senza aver nessun tipo di fastidio agli occhi.
"Incredibile!" disse ad alta voce mentre il medaglione smise di irradiare, poi si allontanò piano dal centro della sala, si fermò un attimo e volle darsi un pizzicotto per controllare che fosse tutto vero.
Giuseppe non aveva sognato, ma ancora non sapeva che il giorno dopo avrebbe commesso l'errore più grande di tutta la sua vita.
La notte non riuscì a prendere sonno, ripensava a tutto quello che gli era successo e che aveva visto e avrebbe voluto urlarlo al mondo intero, avrebbe voluto raccontarlo alla prima persona che incontrava sul suo cammino e appena sveglio il giorno seguente fu proprio quello il suo primo pensiero. Quando la sveglia suonò Giuseppe si alzò in fretta e la prima cosa che fece fu chiamare il suo collega di lavoro. Giuseppe compose lentamente il numero del suo collega girando la ruota di quel telefono nero e aspettò che il collega rispondesse.
Giuseppe: "Ciao Carlo, scusa ti ho svegliato?"
Carlo: "No, no, mi stavo appena alzando! Che è successo?"
Giuseppe: "non puoi capire che cosa mi è successo ieri!"
Carlo: "Si infatti, ti sei trattenuto come sempre più del solito, successo qualche cosa alla biblioteca? Si è rotto qualche scaffale, c'era qualche cosa fuori posto? Dimmi!"
Giuseppe: "No niente di tutto ciò! Ma è successo una cosa straordinaria!"
Carlo: "Ah, meno male! Io temevo in una ramanzina di prima mattina! Che fa anche rima! Hahahaha!…. Va bene dai… poi mi racconti quando ci vediamo al lavoro ok?"
Carlo aveva chiuso il telefono mentre Giuseppe rimase per un attimo con la cornetta in mano e poi la ripose. Giuseppe si catapultò sotto la doccia e si preparò più presto che poteva, prese le chiavi della macchina senza fare nemmeno colazione e andò al lavoro salutando a sento la figlia e il suo nipotino. All'entrata della biblioteca incontrò Carlo e gli si avvicinò pieno di entusiasmo esclamando: "Carissimo Carlo!"
Carlo perplesso si fermò sull'ingresso e rispose al saluto: "Ma cosa hai questa mattina, sembra che… non so.. Sembra che tu abbia visto gli alieni e non veda l'ora di dimostrarlo!"
Giuseppe sorrise, poi con impeto, velocità e poca precisione dei fatti, rispose: "Non ci sei andato molto lontano!… Ad un certo punto mente ero nella biblioteca è uscito dagli scaffali un libro che si è messo a fluttuare a mezz'aria e da esso è uscita una bambina che mi ha detto…"
Carlo interruppe con sarcasmo: "Si bello!? Come no!?!? Bello, bello!?… Che divertente!? È un bello scherzo!!!!"
Giuseppe con aria seria e mettendo una mano sulla spalla di Carlo disse: "No guarda è vero! Te lo giuro! È tutto vero!"
Carlo dopo un attimo di silenzio disse: "Va bene dai… Lo scherzo è bello quando dura poco!"
Giuseppe con aria sincera aggiunse: "Non è uno scherzo! Dico la verità!"
Carlo meravigliato dopo un attimo di silenzio rispose: "Devi aver preso una bella botta in testa ieri sera!… Deve esserti caduto qualche libro in testa oppure… Ti è caduto una scaffale intero addosso?"
Giuseppe poggiò la mani su entrambe le spalle di Carlo: "Guardami, ti prego guardami! Ti sembro uno che sta mentendo o uno che ha preso una botta in testa?… è tutto vero! Io ho visto davvero una bimba vestita da regina uscir da un libro, parlarmi… e mi ha persino dato un medaglione!"
Carlo un po' impaurito replicò: "D'accordo, d'accordo… Ammettiamo che io ti creda, dove è questo libro?"
Giuseppe guardò verso il basso e rispose: "Purtroppo si è… si è come… come… disintegrato!"
Carlo scoppiò a ridere poi disse: "Sei impazzito tutto d'un colpo?"
Giuseppe guardò dritto negli occhi Carlo con delusione e un pizzico di rabbia e, premendo con le mani sulle sue spalle, disse: "Non sono impazzito, dico la verità!"
Carlo, afferrò le braccia di Giuseppe e lo esortò a lasciarlo: "Ai, mi fai male! Lasciami! - Giuseppe lascò la presa guardando verso il basso con aria di un cane bastonato e Carlo aggiunse - Ti sei davvero ammattito, ma farò finta di nulla!… Su andiamo al lavoro e smettila di dire idiozie!"
Carlo voltò le spalle e fece ingresso nella biblioteca mentre Giuseppe mise una mano in tasca, tirò fuori il medaglione sconsolato e lo strinse nella mani speranzoso, alzando gli occhi al cielo.
Il compito che le aveva assegnato l'imperatrice era più difficile di quanto avesse sperato e il peggio doveva ancora arrivare.
Mentre Giuseppe si attardava a fare ingrasso in biblioteca con lo sguardo rivolto al cielo, Carlo si era avvicinato alla segreteria dove c'era anche il direttore e rivolse lo sguardo verso l'ingresso.
Anche il direttore guardò verso l'ingresso e videro entrambe Giuseppe con il volto e lo sguardo perso verso il vuoto e il direttore chiese: "Cosa ha Giuseppe questa mattina?"
Carlo: "Non lo so, è strano e sono preoccupato!"
Direttore: "Raccontami!… Magari possiamo aiutarlo!"
Carlo: "Niente di che!… è solo che… non lo so!… Sarà solo un attimo di sconforto o si è sognato tutto stanotte!"
Direttore: "Si ma che cosa? Di me puoi fidarti! Io ho sempre aiutato i dipendenti, lo sai!"
Carlo, guardando il direttore negli occhi, replicò: " E va bene, voglio fidarmi!… Dice che ha visto un libro fluttuare nell'aria e da esso è uscito una bambina vestita da regina… Quando ho chiesto dove sta questo libro, lui mi ha detto che si è disintegrato!"
Direttore: "Ma su, dai, ti avrà fatto uno scherzo!"
Carlo guardando di nuovo verso Giuseppe che stava ancora all'ingresso con lo sguardo rivolto verso l'alto, rispose: "No, no! Era proprio convinto di quello che diceva!"
Direttore: "Sembra impazzito tutto d'un colpo! Non è da lui inventarsi queste cose! Non ci resta altro che verificare se è davvero impazzito oppure se dice il vero! Perché non gli chiedi come si chiama il libro che si è disintegrato? Questo potrebbe aiutarci!"
Carlo annuì e andò da Giuseppe a domandare e quando ritornò dal direttore disse: "Mi ha detto che si chiama "La storia infinita" di Wolfgang Petersen tratto dal romanzo di Michel Ende"
Il direttore digitò cercò tra le cartelle della biblioteca e non riuscì a trovare né "la storia infinita", né tantomeno Petersen o Ende e quando finì la ricerca, alzò la cornetta del telefono compose un numero e disse: "Pronto, è il manicomio? Dovreste venire qui per prendere uno dei nostri dipendenti!"
Carlo rimase un attimo interdetto: "ma mi avevi detto che lo avresti aiutato!"
Il direttore rispose: "infatti, questo è il migliore aiuto che possiamo dargli, nel manicomio troverà persone esperte che potranno aiutarlo! Vedrai che è la scelta giusta!"
Carlo cercò di replicare: "Ma io…"
Il direttore: "Niente ma! Fidati di me! Questa è la cosa migliore che possiamo fare!"
Fu così che Giuseppe fu ricoverato in manicomio.
(continua...)
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