La vacanza a Milano 12
Silenziosamente, di fronte alle porte del'ascensore, la segretaria aveva chiamato l'ascensore che in breve tempo era arrivato al piano terra spalancando le sue porte. Avevo insistito prontamente perché lei entrasse per prima e lei, rigirandosi su se stessa e descrivendo un tornante verso sinistra, aveva preso posizione di fronte alla pulsantiera. Avevo seguito dopo poco i sui gesti facendoli esattamente nel lato opposto; avevo anche io descritto un tornante, ma verso destra, sistemandomi al lato opposto dell'ascensore e allineandomi perfettamente con lei. Aveva selezionato il tasto con fermezza, teneva la sua cartellina quasi come abbracciandola e tra me le lei c'era la distanza delle due porte dell'ascensore che si erano chiuse quasi a sottolineare una distanza marcata. L'ascensore aveva cominciato a salire, primo, secondo, terzo, quando ad un tratto tra il settimo e l'ottavo piano era saltata la corrente ed eravamo rimasti bloccati dentro ed illuminati dalla luce suffusa della lampada di emergenza. Ero rimasto immobile e silenzioso ed anche la segretaria non si era mossa di un millimetro, ma la scrutavo sott'occhio; complice la luce laterale di emergenza che metteva in risalto i suoi lineamenti, riuscivo a vedere i contorni del suo viso, del suo naso, delle sue labbra, del suo collo e avevo continuato a scrutarla fin giù al ginocchio piano, risalendo quasi immediatamente e accorgendomi che anche lei mi scrutava.
Debora aveva rotto il silenzio ridendo leggermente: "Hehehehe! Sa che questa è la prima volta che non succede?"
Io: "La prima volta che non succede… La prima volta che non succede, che cosa?"
Debora: "Che un cliente non ci provi con me!"
A quelle parole mi ero girato verso di lei indietreggiando di poco verso la parete dell'ascensore. Anche lei si era girata indietreggiando verso la parete e poggiando le sue spalle contro di essa.
Debora aveva tirato un bel sospiro di sollievo, dopodiché aveva ripreso a parlare con tono pacato e sereno: "Non lo dica a nessuno quello che sto per dirle, che rimanga tra me e lei!" avevo annuito e Debora aveva proseguito: "Alcuni allungano la mano già nel furgoncino tra aeroporto e hotel, altri ci provano mentre prendono l'ascensore e altri ancora dentro questo ascensore. Oggi lei ha stabilito un record! È il primo da quando faccio questo lavoro che non ci ha provato con me!"
Io: "Non mi sarei mai permesso! Magari fuori dall'orario di lavoro si, ma non mentre è al lavoro! Per l'amor di Dio, non mi fraintenda è una bella ragazza, ma sta lavorando e non mi sembra giusto importunarla!"
Debora sorridendo: "Lei è la prima persona che conosco che prende sul serio il mio lavoro. Io mi arrabatto per far coincidere telefonate, appuntamenti e tutto il resto e ….." Si era intristita, aveva abbassato lo sguardo verso il basso e sembrava essersi intristita continuando a parlare: "I clienti prendono sempre alla leggera questo lavoro fraintendendolo e tendono tutti a pensare a me come una sorta di… di…. Una donna a pagamento, o una accompagnatrice o anche peggio!" Aveva rialzato la testa guardandomi fisso di nuovo negli occhi aggiungendo: "Ho invece la sensazione che invece con lei posso stare così tranquilla che se pure mi spogliassi nuda, non approfitterebbe mai!"
Immediatamente avevo pensato -Forse non ti faccio niente, ma… Hai presente l'incredibile Hulk quando si arrabbia, che diventa enorme stracciando i vestiti? Ecco! A me se ti spogli, si stracciano i vestiti in un punto soltanto… Ma non per la rabbia!-
Debora: "Cosa sta pensando?"
Io: "No niente, pensavo all'incredibile Hulk!"
Debora: "Che c'entra l'incredibile Hulk?"
Io: "C'entra tantissimo… Non immagina nemmeno quanto!... Comunque non importa adesso… poi le spiegherò magari prima che lascio l'albergo!"
Non aveva replicato ma la corrente ancora non tornava ed eravamo chiusi da un bel po' nell'ascensore. Avevo appoggiato anche io le spalle contro la parete, mi guardavo intorno ed, essendo di fronte a Debora non potevo fare a meno di guardare anche lei. Annoiata Debora aveva alzato la coscia puntando il piede conto la parete e la minigonna aveva fatto il suo gioco scoprendo ancora di poco i pizzi dell'autoreggente.
Debora: "Chissà come descriverebbe questo momento e come lo farebbe sviluppare!"
Io: "Ho già descritto bene la sena dell'ascensore nel libro! O no?"
Sorridendo felice come una bambina che guarda per la prima volta un tramonto aveva detto: "Allora è vero che A. G. e lei siete la stessa persona!" e dopo poco con aria meravigliata aveva aggiunto: "Lei descrive tutto divinamente! Quando ho letto il suo libro mi sono eccitata da morire e sapere che ora sono qui, proprio la persona che ha scritto quelle cose mi… Mi… Mi…"
Io: "Fa, sol, la, si, do!"
Aveva fatto una piccola risata e io avevo detto: "Ha un bel sorriso, dovrebbe sorridere più spesso!"
Debora: "Grazie!" aveva abbassato la gamba rimettendola sul suolo, "Ma lo sa che mi ha sorpresa!" Si era poi staccata dal muro e aveva fatto un passo verso di me, "Ma sa che mi dispiace un po'?"
Io: "Che cosa?"
Debora: "Che lei non ci abbia provato con me!" Aveva fatto un altro passo verso di me sinuosamente aggraziato, quasi a provocarmi e poi aveva aggiunto: "Forse questa volta…" E aveva mosso un altro passo verso di me. "…Questa volta dico che forse…" ancora un passo verso di me lento e sinuoso come una gatta che si avvicina piano per chiedere carezze ed era molto vicina a me.
Io: "Signorina, forse è meglio che se deve succedere qualche cosa sia fuori dal suo orario di lavoro… Non voglio che venga licenziata!" Con queste parole la luce si era riattivata e l'ascensore aveva ripreso a salire e io avevo aggiunto: "Guardi, facciamo una cosa, mi dica l'orario a cui lei finisce e metta come nota sugli appuntamenti uscire con Debora!"
Debora aveva sorriso poi aveva preso la cartellina e aveva detto: "Bene stasera lei non ha nessun impegno e io finisco quando lei dice che io ho finito... Se lo desidera posso aver finito anche ora!"
-Din- Aveva suonato il campanello sottolineando l'arrivo al piano del mio alloggio e le porte si erano aperte. Una schiera di persone era disposta a destra e a sinistra dell'uscita dell'ascensore formando una specie di corridoio umano alla fine del quale vi era una donna sui 35 o 40 anni molto elegante e con in dosso una preziosa pelliccia.
"Mio Dio! Che uomo! È riuscito a concubire persino la nostra accompagnatrice e nessuno ci era riuscito prima!" Aveva dato uno schiocco di mani, rivolgendosi ad uno dei ragazzi aveva detto: "Gaston, su si adoperi perché questi piccioncini passino la più dolce delle notti!"
Io: "Hei un momento! Non ho mica… cioè…. Vorrei… Cioè… Non so come dire!"
Debora: "Mai visto un uomo così timido fino ad oggi!"
Io: "Ma io..!"
Debora poi si era allungata verso di me dandomi un bacio sulla guancia, poi uscendo dall'ascensore aveva detto: "Signora, il signor Gargiulo mi ha solo invitato appena finisco il mio turno a cena!"
Appena aveva sentito queste parole la signora fece due schioppi con le mani e aveva cominciato a impartire ordini per allestire al meglio un tavolo per due nella mia suite ed una cena con i fiocchi. Avrei voluto urlare a squarciagola facendo tremare l'albergo fin dentro le fondamenta che non era quello il modo con cui volevo che succedessero le cose. Sembrava che fossi vittima di un complotto o non so che; la cosa mi puzzava sotto tutti gli aspetti, ma forse era solo una mia impressione.
(continua...)
violentemente felice ,luce di
C'è PIGRIZIA IN QUESTO BLOB?
..forse..è davvero un
beh..anch'io aspetto..il seguito..
ciao..ciao
dita che corrono...e che
BUONGIORNO
BUONGIORNO G&G.
DAI...DAI...ASPETTO LA PROSSIMA PUNTATA.
CIAO.
KISS
BUON POMERIGGIO G&G MA
BUON POMERIGGIO G&G
MA NELL'ASCENSORE INVECE DI GARGIULO CI DOVEVA STARE GOTULANI???
EHEHEH
IL BRUCHETTO DOVEVA STARE NELL'ASCENSOREEEE!!!
HO AMMIRATO IL RISPETTO DI GARGIULO VERSO LA SEGRETARIA, MA VISTO IL RACCONTO EROS MI ASPETTAVO ALTRO.
NON CAPITA TUTTI I GIORNI UN ASCENSORE BLOCCATO
EH..........
KISS
Un saluto veloce passero per
Felice domanica..